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CONSULENTI PER IL TURISMO SOSTENIBILE

RØROS, NORVEGIA: DALLE MINIERE ABBANDONATE AL TURISMO SOSTENIBILE

Røros Village - Norway

Røros è un paesino di minatori fondato nel 1646 per l’estrazione del rame nella Norvegia orientale. Le miniere rimasero attive fino al 1977, quando chiusero per bancarotta dopo 333 anni di fiorente attività estrattiva. Nel 1922 un ispettore del Ministero dell’Ambiente capì il potenziale del patrimonio storico-industriale della lzona e, nonostante la maggior parte dei suoi interlocutori non comprese la lungimiranza del suo intervento, propose di mettere sotto tutela otto edifici. In molti spingevano allora per uno sviluppo del paese in chiave moderna e anche quando Røros venne incluso nei Siti Patrimonio dell’Umanità (1980), tutte le strutture storiche continuarono ad essere minacciate in diversi modi, incuria e vandalismo inclusi. Privata dell’industria estrattiva, fonte principale del suo sostentamento, Røros dovette capire come sopravvivere e, soprattutto, come reinventarsi. Partì dall’analisi di ciò che restava, che era per certi versi qualcosa di unico: una storia particolare, un territorio incantevole benedetto dalle aurore boreali e un patrimonio archeo-industriale decisamente interessante.

Puntare sulle proprie unicità è una delle armi vincenti della promozione di un territorio e Røros ne seppe far tesoro.

 

INTERVENTI


Per riuscire a conservare il patrimonio locale e sviluppare un modello turistico sostenibile, Røros mise in atto interventi di diverso tipo. Prima di tutto lavorò sui giovani, spesso i responsabili degli atti di vandalismo ai danni delle strutture e futuri custodi del patrimonio:

  • Venne strutturato un programma scolastico per sensibilizzare i giovani alla salvaguardia e alla cura delle strutture storiche. Il Preside della scuola elementare, in colaborazione con il Museo di Røros, lanciò il programma “Adotta una Casa”, attraverso il quale ad ogni ragazzo venne assegnato un edificio da proteggere. In questo modo i ragazzi impararono la storia di ogni edificio e svilupparono un senso di appartenenza e responsabilità.
  • Con i fondi UNESCO, vennero organizzati quattro workshop internazionali dedicati alle scuole secondarie. Gli studenti vennero affiancati ad alcuni specialisti e artigiani che insegnarono loro tecniche di restauro e ristrutturazione, in modo da farli contribuire ai lavori effettivi e far comprendere loro l’importanza, il costo e la fatica della conservazione.

Interventi di altro tipo coinvolsero invece gli imprenditori e gli operatori turistici:
  • L’iniziativa “How to be a good host” (lezioni di accoglienza) introdusse un sistema di certificazione per tutte le imprese del settore turistico. Ogni operatore venne formato sulla storia locale, sul patrimonio culturale e sull’offerta turistica.
  • Per conseguire la certificazione era necessario ottenere la “Copper card” partecipando a cinque tour obbligatori per conoscere meglio le alternative da proporre ai turisti, appassionarsi alle esperienze e diventarne ambasciatori, fare rete tra imprenditori.

 

All’ottenimento della certificazione si veniva premiati con una spilla a ferro di cavallo, simbolo della cultura locale, che fu ed è fonte di orgoglio e senso di appartenenza.

 

Importantissimi furono anche gli interventi sulla comunità rurale, che nel decennio scorso attraversò un periodo di grossa crisi. Nel 2009 nella regione c’erano solo 21 piccole imprese agricole, ma molte navigavano in pessime acque. In questo caso si misero in atto i seguenti interventi:

  • Vennero attuate politche di sostegno organizzativo e finanziario, grazie alla combinazione di provvedimenti nazionali e locali che diedero agli agricoltori i mezzi per uscire dalla crisi. Il successo di queste politiche fu in buona parte da attribuire al dinamismo, all’entusiasmo e al forte spirito cooperativo degli imprenditori agricoli locali, che seppero mettere a frutto nel migliore dei modi gli strumenti messi a loro disposizione dallo Stato.
  • Il turismo divenne una componente chiave del rinnovamento, grazie a programmi di turismo esperienziale legato alla vita rurale montana.
  • Gli agricoltori furono in grado di sviluppare prodotti alimentari di alta qualità, soprattutto legati al mercato caseario, che permisero di aggiungere un elmenento importantissimo alla redditività e al turismo: il ramo gastronomico.
  • Supermercati e hotel iniziarono a distribuire a livello nazionale e internazionale questi prodotti di nicchia, sostenenendo e rafforzando così l’economia agricola della regione di Røros.
Røros è stata capace di sviluppare un modello turistico sostenibile, che rispettasse e valorizzasse la cultura, le storie e il patrimonio locale, perservandono le risorse e le bellezze.

 

Nel 2011 questo paesino e il territorio circostante (Femundshytta e Winter Transport Route) sono stati nominati “Miglior Destinazione per il Turismo Responsabile”. Un successo passato attraverso tentativi, errori, difficoltà e grandi possibilità di miglioramento: i programmi per le scuole non ebbero subito una grande presa sui ragazzi, le piccole imprese agricole fecero una gran fatica per organizzarsi col marketing e la distribuzione con le poche risorse disponibili, i vincoli imposti per la tutela del patrimonio resero la vita difficile agli imprenditori.

I traguardi raggiunti sono tuttavia esemplari.
Røros ha mostrato al mondo un modello di sviluppo eccellente sotto molti punti di vista: sociale, economico, ambientale e culturale. Una grande fonte di ispirazione per tutti coloro che lavorano per lo sviluppo di un turismo sostenibile, che sappia tutelare le comunità locali e riservare esperienze uniche e genuine ai viaggiatori.

Elena Torresani
Scritto da Elena Torresani
Tourism Marketing and Product consultant, specialised in nature-based and wildlife tourism. GWU-certified Sustainable Tourism Manager.