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CONSULENTI PER IL TURISMO SOSTENIBILE

Romania: I Carpazi saranno lo Yellowstone d'Europa?

Carpathia FCC

L'L’Europa è un continente estremamente antropizzato, in cui le strutture e le infrastrutture adibite all’uso umano si sono divorate moltissimi spazi naturali, causando spesso la scomparsa di preziose specie selvatiche e la drammatica compromissione di molti ecosistemi.
La Romania è una delle nazioni in cui coloro che hanno a cuore la tutela ambientale possono riporre le loro speranze: è infatti il Paese europeo con la più vasta estensione ininterrotta di foresta vergine, la maggior popolazione di grandi carnivori e la biodiversità più complessa.
Non è quindi difficile capire come mai due persone con una visione potente abbiano deciso, ad un certo punto della loro vita, di darsi da fare per proteggere questo immenso patrimonio naturale. Tutti sappiamo tuttavia che nessun grande sogno è facile da realizzare.

Barbara e Christoph Promberger decisero di provarci, nonostante la Romania non fosse il loro Paese natale e nonostante sapessero bene che gli interessi con cui si sarebbero andati a scontrare erano forti e ben radicati. La Romania ha uno dei tassi di povertà più preoccupanti dell’Unione Europea. La potente e opaca industria del legno la fa spesso da padrona, causando devastanti deforestazioni che non lasciano ricchezza alcuna alle popolazioni locali. Com’è facile immaginare, in questo panorama economico la tutela ambientale non è affatto considerata una priorità. Nonostante questo, Barbara e Christoph credettero fortemente nella possibilità di creare un circuito economico legato alla conservazione, all’ambiente e all’agricoltura sostenibile. Per questa ragione, nel 2008 fondarono la FCC (Foundation Conservation Carphathia) con l’intento di creare una riserva naturale d’eccellenza mondiale che tutelasse la biodiversità e sostenesse al contempo le comunità locali.

Ad oggi, la FCC ha oltre 60 collaboratori, ha messo al sicuro più di 21.000 ettari di foresta minacciata, ha ricostituito l’ecosistema boschivo profondamente compromesso di un’area di 500 ettari e ha creato una riserva di 36.000 ettari dove la caccia è severamente proibita in via permanente. Questi provvedimenti sono stati adottati con lo scopo ambizioso di dar vita al Parco Nazionale delle montagne Faragas, ma anche per assicurare uno stile di vita sostenibile alle popolazioni locali. Nonostante tutta la distruzione e le minacce che le Fargas hanno subito nei decenni passati, sono incredibilmente ancora popolate da molti orsi, lupi, linci e più di 3.700 specie di piante: un patrimonio preziosissimo che deve essere preservato per le prossime generazioni, un patrimonio di importanza planetaria. La FCC ha anche individuato alcune possibilità di sviluppo economico che, partendo dalla conservazione, possano produrre business e benessere:

  • Ecoturismo
  • Silvicoltura sostenibile
  • Agricoltura biologica (come è stato fatto con The Cobor Biodiversity Farm)
  • Energie rinnovabili e loro indotto

 
Un progetto economico estremamente ambizioso basato sulla tutela ambientale che in Europa sta diventando un modello esemplare di sviluppo. Abbiamo voluto quindi rivolgere alcune domande a Christoph che, con sua moglie Barbara, è pioniere, anima e mente di questa visione.

 
 

Christoph, perchè la Romania? C’è qualcosa di più della ricchezza di specie animali e vegetali da salvare? Quando è nato il vostro legame con questa regione?

Siamo venuti in Romania la prima volta nel 1992, subito dopo la caduta del comunismo, e ci siamo perdutamente innamorati del Paese e della sua natura incontaminata.

Qual è stato il percorso che vi ha portato a decidere di fondare la Fondazione Carpathia?

Dopo la restituzione delle foreste del 2005, i disboscamenti divennero una minaccia pericolosissima per queste montagne. Io e mia moglie ci sentimmo in dovere di fare qualcosa. Eravamo due persone senza mezzo alcuno per combattere la mafia del legno: sembrava una missione impossibile. Giorno dopo giorno, tuttavia, il nostro network cresceva, ed arrivammo ad avere un supporto sufficiente per costituire un team motivato e appassionato che condividesse il sogno di costituire un parco nazionale.

Quali sono le più grandi difficoltà che avete dovuto affrontare da quando il progetto è partito?

La corruzione locale, e il sospetto che molte persone nutrono in chi investe così tanto nella tutela ambientale: trovano assurdo che lo si faccia senza scopo di lucro e per puro amore per la natura.

Quali sono invece i fattori che vi hanno facilitato e supportato? Avete partnership strategiche?

I nostri sostenitori più importanti sono alcuni filantropi che, da tutto il mondo, supportano finanziariamente il nostro progetto con un impegno economico a lungo termine. A questi sostenitori finanziari si aggiunge il nostro team locale, che crede fortemente nella nostra idea a dispetto dell’ostilità e degli attacchi che spesso riceviamo dall’industria del legname.

 
 

Come finanziate un progetto tanto ambizioso?

Abbiamo sviluppato una strategia di fundraising che si è rivelata vincente. Non facciamo affidamento su un unico donatore, ma abbiamo unito finanzialmenti privati, fondi pubblici (europei e rumeni) e partnership aziendali.

Lo scopo finale della FCC è di creare un parco nazionale secondo i migliori standard. A quel punto la terra sarà donata allo Stato rumeno. Quali tempistiche vi prefiggete?

Non ci preoccupiamo delle tempistiche, siamo concentrati sul processo. Per noi è importante avere dalla nostra parte le comunità locali, indipendentemente da quanto tempo questo possa richiedere. Se tutto andasse nel migliore dei modi, questo sogno potrebbe realizzarsi in 5 anni, ma non ci stressiamo all’idea che potremmo impiegarci di più.

La vostra ambizione di diventare il Serengeti o lo Yellostone d’Europa tiene in considerazione le difficoltà che questi due parchi hanno dovuto affrontare nel corso degli anni per rispondere agli effetti negativi del turismo, come i danni ad animali ed ecosistemi?

Sì, stiamo attualmente lavorando su una strategia di accessi che contempla un’attenta zonizzazione, in accordo con e nel rispetto delle comunità locali.

 
 

In questo tipo di progetti, portare le comunità locali dalla propria parte è spesso più difficile che proteggere flora e fauna. Quali provvedimenti e azioni avete messo in atto per formare, informare e coinvolgere le persone che vivono in quelle zone?

Stiamo attualmente sviuppando una piattaforma di incontro e di condivisione per tutte le parti interessate al progetto, comunità locali incluse. Stiamo strutturando programmi partecipati con le scuole e i giovani, organizziamo eventi ed escursioni per creare un’unione di intenti e per condividere le conoscenze. Stiamo anche creando una rete di volontari e ambasciatori, che ci aiutino a diffondere ed applicare codici di comportamento fondamentali per la buona riuscita del nostro progetto.

Quali tipi di turismo svilupperete? Piattaforme di avvistamento per wildlife watching sono già attive, ma svilupperete altre infrastrutture come sentieri e centri di informazione?

Avremo un insieme di offerte per tutte le età e per tutti i portafogli, e anche le nostre strutture per l’avvistamento della fauna selvatica saranno di diversi livelli, da quelli più semplici alla versione lusso. Predisporremo una rete di sentieri per chi ama camminare e Info Point per i visitatori. Per ora abbiamo programmi dedicati ai giovani (Junior Ranger Programme) e ai volontari internazionali (lavoriamo ad esempio con Biosphere Expeditions), ma ci stiamo preparando per un’offerta più strutturata.

Ci sono molte persone là fuori che hanno idee fantastiche e ottime intenzioni, ma sono spesso troppo scoraggiate o impaurite per far decollare i loro progetti. Hai consigli da dar loro?

Quello che vorrei dir loro è che non otterranno mai nulla se non saranno prima di tutto capaci di convincere altre persone della validità della loro idea. E non riusciranno a convincere nessuno (nè la popolazione locale, nè i sostenitori finanziari) se non saranno loro i primi a crederci davvero: la passione sta alla base di tutto. La passione, un buon piano e ottime risposte per ogni domanda che verrà fatta loro.

Elena Torresani
Scritto da Elena Torresani
Tourism Marketing and Product consultant, specialised in nature-based and wildlife tourism. GWU-certified Sustainable Tourism Manager.